Cosa ci ha lasciato in eredità Ezio Bosso? 

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La storia, la sua esibizione a Milano, la sua passione per la musica, la sua malattina. Un uomo eccezionale che ci ha lasciato la sua passione per la vita..
La storia, la sua esibizione a Milano, la sua passione per la musica, la sua malattia. Un uomo eccezionale che ci ha insegnato la sua passione per la vita..

I milanesi lo ricorderanno per il concerto presso la sala Verdi del conservatorio di Milano.

Durante le prove concesse un’ intervista e disse rivolgendosi ai ragazzi: “Non bisogna pensare di essere più fighi degli altri, esiste la  bellezza, nelle sinfonie di Beethoven e  di Strauss ed è superiore a noi, e superiore a tutti, a Giovanatti, al Papa…abbiamo bisogno di conoscere e riconoscere la bellezza. ”

Solitamente non dedichiamo spazio su questo sito alla vita degli artisti, o a scrivere coccodrilli. In questo caso però vogliamo ricordare un artista che ha saputo emozionare milano e il mondo.

Cosa ci ha lasciato Ezio Bosso?

Ha lasciato la sua musica, un segno indelebile nell’arte, per sua natura immortale. In questo momento milioni di persone stanno rivedendo la sua esibizione del 2016, quando fu invitato come ospite a San Remo. Fu allora che divenne popolare anche tra chi di musica classica non si è mai interessato. Aveva emozionato tutti.  Ma ha lasciato molto di più della sua musica. Perché quando ad andarsene è un uomo che ha vissuto una vita straordinaria, lascia in eredità l’insegnamento di come affrontare la vita. Anche se le nostre sono vite ordinarie.

Se ne andato ieri sera Ezio bosso,all’età di 48 anni, musicista, pianista, direttore d’orchestra compositore di raro talento e di rara umanità. A Tenergli la mano negli ultimi momenti  c’era sua moglie Annamaria, nella casa di Bologna.

E’ stato un cancro a portarselo via, contro cui combatteva da undici anni. Ad aggravare il quadro clinico una malattia neurodegenerativa che l’aveva costretto in carrozzella. Eppure nonostante tutti questi mali Ezio non  si è mai arreso. Anzi ha lottato come un Leone fino all’ultimo. Come lui ricordava: “Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono ”.

A dargli forza, la musica, la sua ragione di vita, in grado di trasformare ogni sconfitta del corpo in una rinascita dell’anima. La sua è stata una storia di passione, arte  e malattia. Come altri grandi personaggi ha ricevuto in dono dalla sofferenza l’amore per la vita, e quella speciale sensibilità che fa di un uomo un artista. Poiché soltanto chi possiede una grande sensibilità è in grado di emozionare.

Gli Esordi

Nato a Torino il 13 Settembre del 1971, Ezio Bosso si innamora della musica da bambino, grazie a una prozia pianista. Per seguire la sua sua passione, a 16 anni se ne va da casa, e debutta in Francia come solista. E’stato l’incontro con il contrabbassista Wiener Philarmonic a seganre il suo destino . Avendone intuito il talento il maestro austriaco, lo indirizza, all’accademia di Vienna, dove Bosso ha studiato contrabasso, composizione, direzione d’orchestra. E proprio da contrabbassista, suona in importanti formazioni, tra cui la Chamber Orchestra of Europe di Claudio Abbado.
Tra Ezio e il maestro milanese si instaura oltre ad un buon rapporto lavorativo, una grande amicizia. Infatti Abbado sceglie Bosso come suo successore nella direzione, della sua creatura, l’Associazione Mozart14. Nata a Bologna per portare la musica nei luoghi di dolore, nelle carceri e negli ospedali.

L’inizio della Malattia

Dal 2011 inizia il suo calvario, prima una grave neoplasia e poi li viene diagnosticata, una malattia neurodegenerativa, che lo condannerà in breve tempo alla sedia a rotelle. Ma è stato proprio nel momento più buio, che Ezio rinasce come artista. Di fatto amava ripetere che è “la musica la vera terapia”. All’attività di pianista alterna quella di direttore d’orchestra, dirigendo l’orchestra “Fenice di Venezia” nel comune di Bologna. Infine crea il suo gruppo di musicisti, la StradivariFestival Chamber Orchestra, dopo ribatezzata Europe Philharmonic. Dallo scorso settembre le sue condizioni però si aggravano, ed è costretto ad abbandonare il pianoforte, i dolori nel forzare le dite sui tasti erano diventati insopportabili.

Musica maestro

Ma tutto ciò non ha  impedito ad Ezio Bosso di proseguire con la sua arte. Lo scorso anno, sempre con la Europe Philarmonic, torna al leggio per quelle che sono state  le ultime trionfali serate, all’insegna di Beethoven e Strauss, al conservatorio di Milano. Assistere ad un suo concerto era uno spettacolo straordinario. Nonostante il fisico fosse molto provato negli ultimo tempi, quando veniva trasportato dalla carrozzina al predellino del direttore, Bosso si trasformava.
Quando impugnava la bacchetta, la sala si accendeva e cominciavano a suonare i musicisti. Il maestro Ezio Bosso dava tutto se stesso. Non si concedeva pause anche quando era chiaramente stanco ed era in grado di tenere in vita per tutta la durata del concerto l’entusiasmo dei musicisti e degli spettatori. Ezio Bosso viveva per la musica e l’amore per la musica lo ha tenuto vivo. E adesso che se n’è andato quell’amore incondizionato per la vita e l’arte, che non cede anche quando a cedere e tutto il corpo, ce lo ha lasciato come esempio.

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