

Dal 28 ottobre al 20 dicembre 2021
La Prigione N°5, quella di Diyarbakir nel Kurdistan turco è tristemente famosa: considerata un buco, un tunnel, un girone infernale, è un luogo di detenzione che nei decenni ha mobilitato senza esito le organizzazioni dei diritti umani. Ed è una prigione in cui l’artista Zehra Doğan ha trascorso parte della sua detenzione, 2 anni nove mesi e 8 giorni scontati interamente, per aver postato su Twitter un disegno. Nel lungo iter che segue agli incarceramenti per reati d’opinione in Turchia, Zehra non ha però mai smesso di dipingere, disegnare e scrivere. Ha usato le sue mani per fare opera di resistenza politica, culturale e artistica. Ha utilizzato una fitta rete di relazioni di attiviste per poter far uscire i propri lavori, realizzati illegalmente con qualsiasi materiale a disposizione, anche il sangue mestruale e delle sue compagne, fuori dal carcere, poiché l’obiettivo della carcerazione per reati d’opinione è silenziare le voci, toglierti dagli sguardi degli altri e far dimenticare il tuo volto. Le immagini, realizzate dietro le sbarre e che sono già state esposte alla Biennale di Berlino, sono la materia prima di questa reinterpretazione che riprende gli originali realizzati in carcere cambiando loro formato. Il progetto espositivo alla Prometeo Gallery vuole essere una lente di ingrandimento sui corpi e le storie delle donne ancora detenute nella Prigione N°5.
La mostra è visitabile dal 28 ottobre al 20 dicembre 2021 in via Giovanni Ventura 6 a Milano con orario dal lunedì al venerdì 11:00-13:00 / 14:00-19:00 mentre il sabato 16:00-19:00. Ulteriori informazioni qui.
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Aggiornato il: 02/11/2021 09:35:29
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