Dal 25 ottobre 2011 si tiene presso la Triennale di Milano Arte Povera 1967-2011. La Triennale di Milano presenta per la prima volta a Milano una rassegna antologica sul movimento: in uno spazio di circa 3000 metri quadrati in cui sono esposte oltre cinquanta opere, la mostra vuole testimoniare l’evoluzione del percorso artistico a partire dal 1967 fino al 2011. In particolare a Milano, in Triennale, il pubblico potrà percepire come tale ricerca si è modificata nel corso del tempo, passando da una presentazione di elementi che all’inizio presentavano una grande compressione materica perché affidata a entità segniche primitive come fuoco e pietre, carbone e igloo, ghiaccio e vegetale, piombo e gesso, tubo fluorescente e vetro, nylon e specchio, acqua e stoffa, ad articolazioni complesse e in grande scala dove il discorso linguistico si sviluppa in un’installazione che avvolge e confronta l’osservatore e il visitatore così da mettere relazione corpo e oggetto, movimento e architettura. Di sala in sala e di piano in piano le persone arriveranno a confrontarsi con Jannis Kounellis con cumuli di pietre, di carbone e di tele grezze quanto con una porta murata e una sequenza di superfici metalliche, attraversate da fiori e da cere, da cotone e da ferro, mentre con Mario Merz si troveranno dinanzi gli intrecci sorprendenti di tele e oggetti, attraversati dal neon, e il grande igloo di vetri e di fascine nonché il tavolo a spirale in cui l’artista ha voluto significare una potenziale coesistenza, quanto un drammatico scontro tra società artigianale e industriale. A tali momenti di intensità iconica e energetica, corrispondono la convergenza e la sintonia tra le articolazioni puriste e formali, ad immagine di cubo e di struttura ortogonale, in ottone, di Luciano Fabro e le riflessioni sulle icone plastiche, tipo la colonna e le sue variazioni nello spazio di Giulio Paolini. A questo arcipelago contribuisce Michelangelo Pistoletto che sin dall’inizio del suo lavoro si è impegnato sul tema della pittura come strumento di riflessione e di moltiplicazione della realtà esterna. Nell’ambito della stessa pluralità di approcci sia concettuali che materiali all’arte si inseriscono anche gli assemblaggi di piombo e di ghiaccio, di scritte e di foglie di tabacco prodotti da Pier Paolo Calzolari. Qui la ricerca è per un equilibrio quasi sublime tra forme e vicende energetiche, che si legano all’atmosfera dell’ambiente quanto al contesto architettonico. Il piacere di un racconto personale e intimo, condotto con materiali fragili come il filo di nylon e le foglie secche, i frammenti di tronco o la morbida creta segnano il percorso di Marisa Merz che partita da una scarpetta con cui segnare una distesa di morbida sabbia, nel tempo, è approdata a storie articolate e complesse, generate dall’incontro di frammenti di vita e di città. La messa in immagine di percorsi effimeri e leggeri accomuna Pino Pascali e Alighiero Boetti che si sono impegnati in una narrazione iconica del loro mondo fantastico e avventuroso. Il primo tracciando universi archetipi di animali preistorici o di momenti naturali primari, come il dinosauro o l’orca, quanto il mare o i campi arati, mentre il secondo ha continuamente pensato il suo nomadismo, fisico e filosofico, traducendolo in scritture e oggetti che riflettessero il flusso della vita e dei luoghi attraversati, spesso magici e mitici.Un racconto inventato e mnemonico a cui si contrappone il silenzio e l’assenza degli standards apprezzati da Emilio Prini che ha sempre indirizzato la sua attenzione estetica e linguistica sulle componenti primarie ed essenziali e quasi sempre immateriali, dell’azione e del contesto ambientale. Infine le opere di Giovanni Anselmo e di Giuseppe Penone che portano l’attenzione su motivi cosmici che si rifanno a una crescita arcaica, quanto naturale dei materiali litici e lignei: un procedere concreto sulle origini e sugli itinerari delle sostanze che formano il mondo. Processi scultorei, in sintonia con il cosmo, che in Gilberto Zorio si traducono in entità simboliche, come la stella o il giavellotto, strumenti di collegamento tra cielo e terra, quanto patrimonio di conoscenza sull’energia che si sviluppa dai rapporti luminosi del sistema stellare.
Viale Alemagna 6, Milano
25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012
da martedì a domenica 10.30 - 20.30
giovedì e venerdì 10.30 - 23.00
chiuso i lunedì
intero € 8 ridotto € 6,50
+39 02 7243 41 www.triennale.org